Dormire meno di sei ore a notte nei giorni lavorativi potrebbe mettere a rischio la salute della vista. A rilevarlo è un innovativo studio condotto in Corea del Sud e pubblicato sulla rivista scientifica Retina, che ha analizzato per la prima volta l’impatto della carenza di sonno sulla formazione della membrana epiretinica.
Intanto cos’è una membrana epiretinica? Chiamata anche pucker maculare, è una patologia oculare caratterizzata dalla formazione di una sottile pellicola di tessuto fibroso sopra la macula, zona centrale della retina responsabile della visione nitida e dei dettagli.
I dati dello studio: Analizzando i dati di un’indagine sanitaria nazionale su un campione di 15.240 persone (con una prevalenza della patologia pari al 9,6%), i ricercatori hanno utilizzato modelli di intelligenza artificiale per isolare l’effetto del sonno da altre variabili sociali e cliniche. I dati raccolti tra il 2018 e il 2020 sono serviti per addestrare il modello, mentre le rilevazioni del 2017 hanno fatto da test di controllo.
I risultati hanno mostrato che chi riposa poco la settimana presenta un rischio 1,25 volte superiore di sviluppare la patologia. Un impatto che risulta ancora più marcato nei soggetti diabetici e in chi consuma alcol in modo moderato.
Classifica dei fattori di rischio: Sebbene la patologia sia tradizionalmente associata a fattori come il distacco posteriore del vitreo, interventi di cataratta, lesioni, infezioni o problemi ai vasi retinici, la mancanza di sonno si è rivelata un elemento determinante, piazzandosi al quarto posto tra i fattori più influenti (peso del 5,3%). È preceduta solo da:
- Avanzare dell’età
- Intervento di cataratta
- Colesterolo alto
Perché la carenza di sonno danneggia la retina? Secondo il team di ricerca, un riposo insufficiente altera l’equilibrio generale dell’organismo. Può infatti innescare un’infiammazione cronica di basso livello, indebolire le difese immunitarie, ostacolare la circolazione sanguigna e ridurre la capacità del corpo di eliminare le tossine. Questo stato infiammatorio compromette le cellule responsabili della “pulizia” dell’occhio, favorendo l’accumulo di sostanze nocive e infiammatorie proprio sulla superficie della retina.
Prospettive future: Gli autori sottolineano come la durata del sonno rappresenti un fattore di rischio modificabile su cui è possibile intervenire preventivamente. Tuttavia, trattandosi di una prima associazione emersa da dati statistici, saranno necessari ulteriori studi clinici longitudinali per confermare se il sonno sia una causa diretta della malattia e chiarire con certezza i meccanismi biologici alla base.
L'articolo "Sleep deprivation and epiretinal membrane risk" (2026) di J. W. Kim, lo trovate su https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41570315/https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41570315/